“Un volo ad alta quota senza casco”
Giunsi con la mia family ed amici associati all’Hotel Cave Bianche al mattino. Notai all’ingresso, volutamente anonimo ed assolato, solo macchine da cantiere dismesse ed arruginite. Forse, messe lì in mostra, per ricordo. Dal piazzale (sopra) vedemmo qualcosa di rara fattura: un forte a rovescio e ricavato in vecchie cave di tufo. Un pugno nell’occhio alla casa sulla cascata di L. Wright. Le pareti di tufo bianche con graffi verticali segnavano il tempo del passaggio, della fatica, del sogno. Da luogo di fatica e sudore a luogo di benessere. Un mix: insolito, misterioso, tranquillo ed avvolto in cento domande. Ci accolse l’Ing. Gandolfo assieme ad una parte del suo staff. Fummo sorpresi dal suo look estremo: camicia a fiori, bandana in testa rigosamente con la bandiera della trinacria. Dopo i convenevoli ci offrì una saggia bevanda favignanese, e una sua assistente in costume tipico dell’isola (tanga), ci mise al collo la tipica collana di "ciuri" sormontata da una graziosa e profumata rasta d’aglio doc di Nubia. L’impatto serale dell’Hotel Cave Bianche è a dir poco sconvolgente, magico, avvolto a profumi ed odori alla pari di un valzer viennese. Ottimo il soggiorno. Tranquillo ma rafforzato da lampi improvvisi, quasi ad handicap, per dare quel taglio emozionale non omologato. Infatti accadeva che l’ascensore delle camere notte improvvisamente si fermava, destando negli occupanti il tipico risolino isterico. Bastava suonare il puls di sicurezza che lo staff preposto provvedeva a rimetterlo in moto con la classica musichetta della Ryanair. Davvero una perla il giro pomeridiano con il sidecar d’epoca. Una sorta di moto hitleriana ma riveduta all’uopo dalla meccanica dell’est filo sovietica, rigosamente di colore rosso. Il sorteggio avveniva tramite il num della camera. Prima di noi toccò ad una matura signora brizzolata di bologna, che aveva pergiunta il vezzo di fumare la pipa. Dopo un po’ tornò tutta contenta, coperta di polvere, senza pipa in bocca e con i capelli dritti come un fuso. Il ristorante, una vera tentazione di s. Antonio. Il menù fuori di testa, d’alto lignaggio e stellette. Ci siamo chiesti più volte, dopo la preghierina della notte, chi fosse l’artefice di cotanta bontà e sapienza. La risposta era e resterà scontatissima: un marziano! Solerte, disponibile il personale e volontariamente de cubertiniano il maìtre. Grazie a tutti. Note: siccome sono un sognatore, nonchè palesemente folle conclamato per la bellezza, consiglio l’Hotel Cave Bianche a tutti coloro che vogliono volare con sicurezza e senza casco. Lipok













Nessun commento